Non solo centri estetici: sempre più medici, dermatologi e medical spa integrano dispositivi LED nel proprio listino, per differenziarsi e offrire un servizio complementare ai trattamenti clinici.
La fotobiomodulazione (o fotobiostimolazione, come viene chiamata anche in ambito medico-scientifico) ha una base di letteratura scientifica che la rende interessante non solo per l'estetica ma anche come supporto in ambito dermatologico, fisiatrico e di medicina dello sport. Molti studi la propongono come trattamento complementare, non sostitutivo, ai percorsi clinici già in corso.
A differenza di molte procedure iniettive o ablative, la fotobiomodulazione LED non è invasiva, non richiede tempi di recupero e ha un profilo di sicurezza molto favorevole. Questo la rende un servizio a basso rischio clinico ma con un buon valore percepito dal paziente, utile per fidelizzare la clientela tra un trattamento e l'altro.
Gli studi che hanno più successo con questo tipo di servizio lo comunicano chiaramente come complemento, non alternativa, ai trattamenti clinici: pre e post procedura per accelerare il recupero, oppure come percorso di mantenimento autonomo tra una visita e l'altra.
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